Il voto “utile” non fa onore ai liberali. Di Filippo Boretti

Il voto “utile” non fa onore ai liberali. Di Filippo Boretti

Carissimi amici liberali che rispondete al coro del “voto utile”. Ricordo molto bene, Machiavelli, con la sottile e ponderosa differenza fra la sua cultura e l’oggi, che lo strattona a piacimento solo per far accettare l’insostenibile. Tenendo presente l’assoluta novità intervenuta da allora: il sorgere non solo dello “Stato liberale” prima, ma degli attuali “Stati democratici liberali”.

Per cui quella sana dose di pragmatismo che il “fine giustifica i mezzi” va ben confinata non solo dentro l’interezza de “Il Principe”, ma dentro un recinto di principi e valori imperturbabili e, appunto, liberali che nessuna tornata elettorale può mettere in discussione per convenienze combinate fra legge elettorale liberticida e interessi legittimi (per un candidato o per una parte rispetto ad altra, ad esempio).

Ricordo, ancora, che in politica non solo c’è un limite dato dalla liceità, ma dall’opportunità e dall’etica politica. Quindi, quando sono messi in gioco proprio quei i principi e quei valori costitutivi della democrazia liberale, come sta avvenendo tramite il Rosatellum, andando alcuni amici liberali a votare gli stessi candidati e/o partiti che l’hanno approvato in Parlamento, allora, traggo una linea e oltre quella non oltrepasso neppure con un dito.

Anzi, critico aspramente e pubblicamente! E questo voler far passare come “male minore” il voto “utile” non fa onore ai liberali. Valutino, lor signori che andranno a votare, come liberali, ciò che legittimano, non potendosi poi più tirare indietro. Machiavelli docet.

“Non si maravigli alcuno se, nel parlare che io farò de’ principati al tutto nuovi e di principe e di stato, io addurrò grandissimi esempli; perché, camminando li uomini quasi sempre per le vie battute da altri, e procedendo nelle azioni loro con le imitazioni, né si potendo le vie d’altri al tutto tenere, né alla virtù di quelli che tu imiti aggiugnere, debbe uno uomo prudente intrare sempre per vie battute da uomini grandi, e quelli che sono stati eccellentissimi imitare, acciò che, se la sua virtù non vi arriva, almeno ne renda qualche odore: e fare come li arcieri prudenti, a’ quali parendo el loco dove disegnono ferire troppo lontano, e conoscendo fino a quanto va la virtù del loro arco, pongono la mira assai più alta che il loco destinato, non per aggiugnere con la loro freccia a tanta altezza, ma per potere, con lo aiuto di sí alta mira, pervenire al disegno loro”

(cfr. Niccolò Machiavelli, Il Principe, e pagine dei Discorsi e delle Istorie, Capitolo VI De’ Principati nuovi che s’acquistano con l’arme proprie e virtuosamente)

STEFANO USSI (1822-1901) – Niccolò Machiavelli nel suo studio (1894)
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea La Galleria Nazionale, #Roma

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