Tassazione sul netto: perché è liberale e liberista

Tassazione sul netto: perché è liberale e liberista

L’assurda legge elettorale, voluta dai signori uscenti dalla Camera e dal Senato, impone ai molti di restarsene a casa e ai pochi, che conoscono il valore della politica, di fare scelte rischiose e discutibili. Fra queste in Toscana avevamo scelto con fermezza – come Partito Liberale Italiano – di presentarci correndo da soli. Potevamo certamente riportare un risultato più che ragguardevole, visto l’abominio che con questa legge elettorale sta avvenendo.

Le nostre candidature sarebbero state, considerata anche l’assenza di Energie per l’Italia (movimento di Stefano Parisi), candidature di uomini e donne toscani, dei territori collegati al voto, stimabili e qualificate; personalmente, in campagna elettorale avrei potuto riaffermare autentiche ricette e proposte liberiste, in campo economico e fiscale, che promuovono libertà, responsabilità ed agire di cittadini e di imprese, e riducono lo Stato a funzione istituzionale e regolatrice.

Visione liberale, quando, propongo una tassazione efficiente ed equa, come tale progressiva ma sul netto (portando tutto in dichiarazione, spese e investimenti d’azienda, familiari e individuali), affinché il più grande moltiplicatore dell’economia nazionale, e dello Stato sociale italiano, sia il cittadino contribuente con le proprie scelte, e non siano più i partiti.

Tassazione che salvaguarderebbe il risparmio, più di quanto non si faccia adesso, in quanto tutto ciò che è stata spesa o che è stato investimento aziendale, familiare o individuale non sarebbe tassato, ma tassabile sarebbe solo ciò che effettivamente resterebbe nelle disponibilità di ciascuno. Oggi, invece, tassando sul lordo, sei costretto a pagare le tasse anche se disponibilità non ne hai più… Hai preso una multa? Portala in dichiarazione.

Porti tuo figlio all’asilo nido privato? Porta il costo in dichiarazione. Hai assunto? Metti il costo in dichiarazione? Hai investito sul futuro di tuo figlio pagando gli studi all’estero? Porta il tuo “bilancio familiare” in dichiarazione. Hai fatto investimenti (dunque, mosso l’economia)? Portali in dichiarazione. Hai ristrutturato un immobile? Porta le spese in dichiarazione etc.

Certamente, tassando il netto, non più il lordo, non ci sarebbe – quasi – più il problema del “nero”: tutti avrebbero interesse a “dichiarare”, dunque, tutti avrebbero interesse a dare e/o richiedere uno scontrino fiscale, una ricevuta, una fattura …

La “progressività” sarebbe, inoltre, la leva che spingerebbe l’economia reale in quanto più porti in dichiarazione, meno paghi in tasse …
Questo principio, ovvero di porre al centro dello “Stato” il cittadino, non più lo Stato e neppure lo Stato sociale, sarebbe la vera rivoluzione liberale e liberista che la politica italiana attuale non ha il coraggio di enunciare e di attuare.

La differenza sostanziale sarebbe di principio: la politica, tramite lo Stato, non potrebbe più guidare, controllare la società, e dovrebbe rinunciare in maniera stabile a tutti i suoi privilegi collegati alla gestione del potere tramite la “cosa pubblica” (i denari in primis) e limitarsi a far funzionare la macchina istituzionale, quella burocratica ed avere uno Stato sociale efficace ed efficiente, concorrenziale, a garanzia – soprattutto ma non unicamente – delle fasce più povere.

La stessa “flat-tax #25xtutti” dell’#IstitutoBrunoLeoni, una proposta di riforma complessiva del sistema fiscale seria perché guarda anche alla revisione dello Stato sociale, non può definirsi né liberale né liberista, anche se corregge la deriva incontrollata della fiscalità italiana: aliquote marginali effettive contro marginali nominali, giungla di detrazioni e arbitrarietà delle deduzioni, innumerevoli imposte sostitutive etc. Forse, solo per questo ritenuta interessante – anche da taluni liberali – tentando di riporre sotto il controllo dello Stato, ovvero della politica, quindi dei partiti, ciò che oramai era diventato una giungla ingarbugliata.

In aggiunta, si deve considerare che con le tasse gli italiani, oramai, mantengono solo in parte una pesantissima macchina statale (considerate oltre lo Stato sociale anche tutte le varie forme partecipative dello Stato nell’economia), mentre l’altra è data – tramite il debito pubblico – in braccio agli stranieri. Un cane che si morde la coda, una vera schiavitù imposta ad ogni cittadino presente e prossimo futuro, in forma, appunto di tassazione.

Chi, dunque, delle attuali forze politiche in campo, responsabili della crisi di uno Stato sull’orlo del tracollo, dovendosi garantire la spartizione del potere e dei privilegi, ha reale interesse a promuovere una riforma complessiva della fiscalità?
La riforma fiscale, appunto, è il cuore della riforma dello Stato e la tassazione sul netto, col mantenimento della progressività delle aliquote, sarebbe una vera rivoluzione. Infatti, ponendo le scelte del cittadino al centro del sistema, si comprende bene quale altra rivoluzione avverrebbe: libertà di scelta in campo scolastico e universitario, libertà di scelta del sistema pensionistico, libertà di scelta del sistema sociale e di quello sanitario etc.; tutti zoppi, al momento attuale, se il cittadino non è libero di scegliere fra un sistema privato e un sistema generalista (questo sì garantito dallo Stato), portando tutto in dichiarazione.

Si può comprendere bene, altresì, che operando questa rivoluzione fiscale, portando finalmente il cittadino al centro dello Stato, si ridurrebbe notevolmente il peso dello Stato stesso in economia. Insomma, basterebbero i cittadini a far muovere l’economia e la società reali, non i “partiti”.
Idea liberale questa, rivoluzionaria o sovversiva, il cittadino al cuore del sistema? Non solo liberale, ma anche autonomista e concretamente federale perché ad essere premiati sarebbe non solo i cittadini, pure i vari territori. Tanto che le attuali Regioni potrebbero benissimo andarsene in soffitta, a maggior vantaggio di Province e Comuni.

Provocatoria e poco realista? Poco realista solo per coloro che di “Stato” vivono sulle spalle dei cittadini. Certamente in controtendenza, quella della tassazione sul netto e del mantenimento della progressività delle aliquote, in una visione responsabile e autonomista del cittadino e dei territori.
In pratica, proposta chiara per far comprendere che si possono avere ricette per uno “Stato” diverso, amico, regolatore e istituzionale, e per un maggior benessere di tutti (cittadini e società) con “meno” Stato partendo dal cuore dello Stato stesso: il sistema fiscale, ma senza IRPEF e, tanto meno, senza Flat-Tax italiche.

Filippo Boretti
Consigliere Nazionale PLI – Partito Liberale Italiano

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