Palla grossa, al Comune non interessano le firme di quattrocento imprese

Palla grossa, al Comune non interessano le firme di quattrocento imprese

La riflessione di Paolo Marchese, presidente ANVA Confesercenti Prato

Palla grossa, al Comune non interessano le firme di quattrocento imprese

Si rileva una mancanza di metodo da parte del Comune nel rapporto con i sindacati

“Evidentemente di complicare la vita a oltre 400 aziende che lavorano in piazza del Mercato Nuovo, al Comune di Prato non importa nulla, tanto i momenti sono facili”. È un commento ironico quello di Paolo Marchese – Presidente dell’Associazione Nazionale Venditori Ambulanti aderenti a Confesercenti – che continua: “Nonostante una unanime contrarietà espressa dagli operatori del mercato, l’Amministrazione Comunale ha deciso di proseguire per la propria strada di fatto non dando ascolto all’opinione di chi lavora. Pare alquanto curioso il fatto che in una città ormai diventata urbanisticamente imponente non si sia riusciti a individuare un’ubicazione diversa da quella dove lavorano tantissime persone”.

ANVA Confesercenti Prato si chiede allora: “Dove sta la comprensione delle ragioni di chi ogni giorno si alza alle cinque del mattino per andare a guadagnarsi il pane? E poi, è giuridicamente lecita una scelta di questo tipo? Queste sono domande che tanti ambulanti mi hanno rivolto – continua Marchese – comunque verificheremo atti con il nostro ufficio legale nazionale. Eppure, nel corso della discussione erano emerse ipotesi diverse, anche da noi proposte, che mettevano in campo soluzioni compatibili sia per gli ambulanti che per l’antico giuoco della palla grossa”. A questo punto, ANVA ritiene cosi che all’Amministrazione interessi solamente una parte di commercio che ha rivendicato le sue ragioni per il disagio che la palla grossa gli ha provocato, e dall’altra, invece, il commercio su area pubblica viene considerato come una forma di distribuzione di seconda fascia. Ma non è così, basta guardare i numeri delle camere di commercio italiane.

“Oltretutto – sottolinea Marchese – teniamo a ricordare al Comune di Prato, che il commercio su area pubblica dà un contributo rilevante alla città, e non ci riferiamo soltanto al mercato settimanale del Lunedì ma anche a tutti gli altri mercati rionali che portano sotto casa dei cittadini e nelle frazioni pratesi un servizio e un presidio positivo di socialità, e oggi con quello che leggiamo nelle cronache quotidiane non è cosa così scontata. Per non parlare poi dell’apporto economico che gli ambulanti versano nelle casse del Comune attraverso il pagamento dell’occupazione di suolo pubblico che nel bilancio vale più di un milione di euro dei quali nella categoria non viene reinvestito praticamente nulla. Ma tutto questo evidentemente non conta. Ed è per tali motivi che la categoria sarà pronta a rivendicare con più forza i propri diritti e necessità, a partire dalla garanzia di poter usufruire degli spazi già in concessione e di poterlo fare in maniera adeguata. E comunque, oltre alle ulteriori proteste che sono arrivate nelle ultime ore, a seguito della decisione presa, merita sottolineare un altro aspetto importante: una mancanza di metodo del Comune nei rapporti con i sindacati costretti ad apprendere la decisione dagli organi di stampa. Lo definiamo un metodo dispersivo e poco propenso alle relazioni e oltretutto poco corretto. Ne prendiamo atto e nonostante noi la pensiamo diversamente e il nostro comportamento lo ha sempre dimostrato, non ci resta che adeguarci al sistema. Crediamo nel nostro lavoro e soprattutto saremo fermi nel rivendicare ancora e con più forza i nostri diritti di lavoratori degni di attenzione, di considerazione e di rispetto”.

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