«La Regione Toscana, su mia proposta, aveva approvato in tempi record una Fondazione per salvare il laboratorio, mai approvata dal Consiglio d’Istituto. Scorretto dare la colpa alla politica»

In merito alla notizia uscita da poco sulla stampa riguardo la nascita a Prato del nuovo laboratorio privato Til a guida del professor Giuseppe Bartolini, ad opera del gruppo francese Kering, la consigliera regionale Pd Ilaria Bugetti afferma quanto segue:

«Se da una parte non può che farmi piacere il fatto che a Prato sia sorta una nuova realtà di eccellenza al servizio del distretto tessile e che gruppi privati di rilevanza internazionale abbiano deciso di investire nella nostra città e nelle professionalità che, a partire dal professor Bartolini fino ad arrivare al suo staff, sono rappresentativi della ricerca più avanzata nell’ambito del controllo tessile e non solo, dall’altra mi preme affermare tutta la mia amarezza per il fatto che un’esperienza come quella del BuzziLab sia stata così penosamente conclusa. Sin dalla prima chiusura del laboratorio effettuata in autotutela dal dirigente scolastico dell’istituto, mi sono impegnata in prima persona per cercare di coinvolgere la Regione Toscana in una querelle che, di fatto e di diritto, non l’avrebbe riguardata. I soggetti coinvolti, infatti, erano la dirigenza scolastica, il Consiglio d’Istituto e l’Ufficio Scolastico Regionale che, a dispetto del nome, è un organo di emanazione del Ministero dell’Istruzione, cioè del Governo. Ciò nonostante, da pratese e da conoscitrice del valore dell’esperienza BuzziLab, mi sono sentita in dovere di provare a porre rimedio, almeno in parte, al disastro non solo economico per le casse dell’istituto ma anche per le centinaia di imprese del distretto che al BuzziLab si rivolgevano. La Regione Toscana, nella fattispecie il Consiglio Regionale, su mia proposta ha approvato in tempi record (meno di un mese) lo statuto di una Fondazione (e il relativo finanziamento iniziale di partenza), la cui stesura era stata realizzata dopo un’attenta raccolta delle esigenze sia da parte del pubblico che del privato. La Fondazione, che vedeva coinvolti oltre all’Istituto Buzzi anche il Pin e la stessa Regione, avrebbe potuto essere utilizzata come strumento principale per far ripartire il BuzziLab ovviando a tutta una serie di criticità normative che avevano portato alla chiusura repentina da parte del dirigente scolastico. Tale Fondazione non è mai stata approvata dal Consiglio d’Istituto, nonostante la Regione, pur senza avere un potere giuridico effettivo sulle parti in causa, si sia prodigata durante e dopo le varie riunioni in Consiglio d’Istituto a cercare di coordinare le diverse sensibilità ed esigenze». 

«Trovo pertanto ingeneroso e davvero scorretto il fatto che alcuni, forse male informati – aggiunge la consigliera – attribuiscano alla politica, perlomeno a quella messa in atto dalla Regione e dalle istituzioni cittadine, un insuccesso le cui ragioni vanno sicuramente ricercate altrove. Io, come cittadina pratese e anche come politica mi faccio tuttavia una domanda: cosa se ne farà l’Istituto Buzzi di tutto il patrimonio milionario di macchine e attrezzature che giace inutilizzato nel suo laboratorio? Davvero si vuole che una tale ricchezza abbia il solo scopo della formazione scolastica, se pure nobile e assolutamente da salvaguardare? Io credo di no e anche per questo come Regione Toscana si era individuato un percorso affinché anche a questa domanda potesse essere opposta una risposta efficace e conveniente per il bene comune e della città di Prato».