Se non è un fulmine a ciel sereno poco ci manca. Tutta colpa di un’articolo apparso su un quotidiano nazionale che dava per certo la fuga in massa dalle scuole di Prato degli studenti cinesi  a pochi giorni dall’apertura dei cancelli,perchè giudicate dai loro genitori,attraverso un sondaggio,non abbastanza sicure. Contattate alcune famiglie cinesi che  vivono in città, hanno fatto sapere che “il non mandare i propri figli a scuola” sarebbe legato soprattutto ad una preoccupazione per l’aumento dei contagiati da Covid a Prato. Ma che sarebbe inoltre una decisione individuale che riguarderebbe chi ha bambini piccoli che frequentano la materna o l’asilo. E si augurano che i numeri dei contagi tornino presto a decrescere perchè avere i figli a casa specie se piccoli,impedisce non solo la loro socializzazione ma crea difficoltà per l’organizzazione familiare.

Discorso a parte,invece per i ragazzi delle scuole elementari,medie inferiori e superiori ritenuti più responsabili per esempio nell’uso della mascherina e nel mantenere le distanze. «Mio figlio che ha 15 anni andrà a scuola;sicuramente prenderà tanta di quella sicurezza. Noi andiamo avanti come dice la scuola, –così ha detto un papà cinese.

E infatti dalle diverse segreterie dei plessi scolastici del territorio pratese hanno fatto sapere che gli studenti cinesi erano tutti presenti ai corsi di recupero. E non solo: i referenti hanno anche comunicato che molti di loro avevano dato la propria disponibilità a partecipare in sicurezza ai laboratori del pomeriggio tenuti da alcuni professori. Inoltre Paola Pancini direttrice amministrativa dell’Istituto Comprensivo Mascagni di Prato che conta una popolazione scolastica  cinese di oltre il 60% tra la scuola dell’Infanzia,la Primaria, e la Scuola Secondaria di 1°grado,precisa che, -se a febbraio le famiglie cinesi ci chiedevano di chiudere la scuola,ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna notizia in tal senso. Anzi siamo pronti a ricevere gli studenti con quanto disposto dalle linee guida dei Ministeri della Pubblica Istruzione e della Sanità. Abbiamo allestito grazie all’aiuto del Comune una stanza Covid per le emergenze e dotata di tutto; avremo a disposizione il medico scolastico e a breve anche del personale aggiuntivo per far fronte alle nuove necessità della scuola. Inoltre siamo riusciti, levando mobili ed armadietti a disporre nelle aule i banchi di tutti gli alunni per classe rispettando il metro di distanza». In tempi brevi grazie all’aiuto dei volontari dell’associazione italo cinese  Ramunion avremo un’ulteriore sanificazione degli ambienti».

Raggiunta telefonicamente Mariagrazia Ciambellotti, dirigente scolastico Istituto Istruzione Superiore dice che la notizia del sondaggio la coglie di sorpresa ma non si meraviglia, – Mi sembra che questo sia un ulteriore attacco alla scuola,agli insegnanti e agli studenti stranieri. Cè voglia di parlar male,di screditare e mettere il veleno come sempre sulla scuola e su chi ci lavora. Non nascondo le difficoltà ma so anche che le affronteremo. Pensi che per venire incontro alle richieste dei genitori che chiamano insistentemente i centralini della mia scuola  e si informano sull’apertura dei cancelli  prevista per il 14 settembre, ho fatto pubblicare tutto quello che c’era da sapere sul sito dell’Istituto di cui sono dirigente. La scuola e le polemiche ad esse connesse sono un film già visto ma questi attacchi  sono strumentali e non ne condivido il modo e nè il fine». Dice la sua sull’accaduto anche il consigliere italo-cinese a Prato Marco Wong, –La scuola, oltre a essere il luogo della formazione e educazione, è dove si forma la socialità dei giovani, quindi spero che le giuste preoccupazioni per la sicurezza sanitaria non tengano lontane le nuove generazioni dai banchi di scuola. Questo è importante soprattutto a Prato perché è sparito nelle scuole che si realizza quella integrazione tra cittadini di diverse provenienze.»