• 22 Giugno 2021 15:30

Il presidente di Confesercenti Prato: “La nostra priorità, la nostra richiesta principale è che vogliamo lavorare, vogliamo avere diritto ad un futuro come persone come cittadini e come imprese”

 “Siamo preoccupati, arrabbiati e delusi”, parte così il presidente di Confesercenti Prato, Mauro Lassi, nel comunicare i riscontri che ha avuto, dai colleghi commercianti, in questi cinque giorni dall’entrata in vigore dell’ultimo DCPM di ottobre. “La nostra priorità, la nostra richiesta principale è che vogliamo lavorare. Abbiamo investito per garantire la massima sicurezza ai nostri collaboratori, ai nostri dipendenti, ai nostri colleghi. Abbiamo adottato tutte le prescrizioni indicazioni necessarie per poter lavorare in sicurezza rispetto ai rischi di contagio Covid – continua Lassi – anche per noi imprenditori la salute è una priorità, non lo dimentichiamo di certo ma per le nostre imprese per chi ci lavora è una priorità anche il lavoro. Abbiamo collaborato, abbiamo chiuso i nostri esercizi, abbiamo chiuso i mercati, le fiere, i bar i ristoranti. Abbiamo eliminato le sagre, chiuso i padiglioni fieristici, con difficoltà e con mille rinunce abbiamo partecipato con convinzione ed aderito alle limitazioni imposte. Ma oggi, permettetemi, non comprendiamo un provvedimento che chiude solo alcuni settori. Scusatemi ma ci sembra una furbizia per non dare ristoro a tutti gli altri settori. Se alle 18 obblighiamo a chiudere tutti i bar ed i ristoranti non ci rimettono solo loro, le città si svuotano, si crea un clima di insicurezza che fa crollare i consumi le vendite nei negozi di tutti i tipi. Si colpiscono imprese in modo diretto: oltre ai pubblici esercizi le palestre le piscine i centri benessere, le imprese degli eventi dei convegni delle cerimonie le filiere del turismo, della pubblicità, gli agenti di commercio, gli operatori su area pubblica”.

 

Confesercenti ha chiesto modifiche al provvedimento al governo nell’incontro del 28 ottobre scorso “Ma – chiosa Lassi – è ora di smetterla si chiamarci dopo che tutto è stato deciso.  Domenica scorsa mentre nella conferenza stato regioni si decidevano chi, come e per quanto tempo chiudere dovevamo esserci anche noi perché non sono gli amministratori regionali e i politici nazionale che chiudono ma siamo noi piccole imprese quelle obbligate a chiudere, dovevano sentire noi, prima. Ci hanno promesso alcune modifiche ma quelle che vogliamo sono ben altre e le ripeto. Vogliamo riprendere il lavoro, vogliamo lavorare in sicurezza. Vogliamo che ci siano riconosciute le perdite subite non con promesse ma con interventi diretti ed immediati. Siamo stremati e preoccupati ma abbiamo anche noi diritto ad avere un futuro. Vogliamo avere diritto ad un futuro come persone come cittadini e come imprese”.

 

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