«Se vogliamo che tutto rimanga com’è,bisogna che tutto cambi!»  sono le famosissime parole  consegnate dalla letteratura italiana all’umanità  attraverso la penna di Giuseppe Tommasi di Lampedusa nel romanzo Il Gattopardo. Un breve e concitato dialogo tra il giovane Tancredi in fuga sui monti a Ficuzza e l’ormai anziano Principe di Salina per convincerlo che nel Meridione erano quelli ormai i tempi ,(siamo nel 1860),per cacciare dal trono di Napoli il re Francesco di Borbone  combattendo a fianco del generale Garibaldi sbarcato in Sicilia per consegnare ai regnanti sabaudi un’Italia libera ed  unita. Una scelta di scardinare una monarchia non più moderna a vantaggio di un’altra (apparentemente) dinamica perchè il cinico Tancredi Falconeri è convinto che, «se non ci siamo anche noi quelli ti combinano la repubblica!»

Tantissime sono le pagine sul mezzogiorno che narrano episodi di ribellione al potere costituito e che sono tornate drammaticamente alla mente vedendo le immagini sui social e delle tv di alcune fra le strade più belle di Napoli messe a ferro e fuoco venerdí sera da un corteo di protesta non organizzato dopo il discorso del governatore De Luca che anticipava la chiusura delle attività commerciali per contrastare il dilagare del Covid.  

Il tam tam che invitava al raduno sotto il Palazzo della Regione alle ventidue era partito sin dal primo pomeriggio. Ma quella che doveva essere una protesta pacifica di commercianti, artigiani e  gente comune senza bandiere o sigle si è trasformata velocemente in un attacco deliberato da parte dei manifestanti alle forze dell’Ordine e ai giornalisti. Al grido di “abbasso De Luca” sono partite  bombe carta, manganellate ai poliziotti,calci e sassaiole alle macchine e camionette di polizia e carabinieri.

Due ore di altissima tensione le cui immagini in presa diretta  venivano trasmesse  da Rai 3 in una puntata che aveva come ospiti in studio proprio il Sindaco di Napoli De Magistris e la giornalista Annunziata. Alla sua domanda, -Ma Sindaco che ci fa ancora qui?” La risposta del Primo cittadino è apparsa subito inadeguata, «Eh sì ora vado…Posso pure andare ma non è che posso andare in mezzo agli scontri, io in questo momento sarei un attimo più attento a capire cosa sta succedendo»,- dando il via ad  un coro di polemiche.È evidente che un vero e proprio disastro napoletano ormai si era compiuto dinnanzi all’opinione pubblica italiana.E se è  ormai certo che tra i manifestanti c’erano i facinorosi di professione già noti alle forze dell’Ordine e che la guerriglia era stata scatenata da chi sa fomentare l’odio e la violenza piuttosto che contribuire a trovare soluzioni,tuttavia  l’immagine di una città che aveva dimostrato autodisciplina,coraggio e determinazione nei mesi del lockdown veniva d’un tratto cancellata. E in un lungo post su Fb il governatore De Luca,smorzando i toni scriveva che avrebbe continuato a chiedere con forza al Governo di farsi carico delle ricadute economiche e sociali su imprese e cittadini della Campania. E che la sommossa non era da attribuirsi alle categorie produttive  e ai cittadini di Napoli, che avevano dato durante la pandemia  una prova di straordinaria responsabilità, ma esclusivamente a dei deliquenti. Perchè a Napoli erano  state applicate le stesse ordinanze di Milano e Roma. E mentre a Milano e Roma le città erano deserte come previsto dai regolamenti anticovid a Napoli invece venivano incendiati i cassonetti.  

Dunque venerdí sera in via Partenope si è materializzata una  follia collettiva riconducibile forse più ad una “masanielliniana”memoria, piuttosto che allo spirito illuminista degli intellettuali napoletani che diedero vita seppur per un breve periodo alla Repubblica partenopea nel 1799. Perchè se Napoli è senz’altro un luogo d’eccezione dove ciò che accade e quel che si fa è eccezionale e risuona ovunque,è anche perchè è insito nei napoletani quello spirito nobile della ribellione che non accetta costrizioni o imposizioni da parte del potere. Ma ciò che  è accaduto venerdi non è in alcun modo ascrivibile a quello spirito con il quale si sono trasformate in nome della libertà realtà di oppressione.

 Esso  è apparso in primis  ai napoletani vuoto, strumentale e assolutamente non spontaneo.  Speriamo lo capiscano gli italiani.