Sulla questione sollevata da alcuni imprenditori in merito alle forniture di dispositivi di protezione individuale alla pubblica amministrazione

«Nella fase più acuta dell’emergenza Covid si sono messe a disposizione ma adesso rischiano di rimanere tagliate fuori. Necessario un percorso per far sì che nella scelta si tenga conto non solo del prezzo ma anche di qualità, tracciabilità ed eticità, testando e certificando gli standard nelle strutture del territorio tramite un progetto pubblico con la Regione Toscana al centro»

«È necessario avviare un percorso affinché, nella scelta dei fornitori, si premi l’impegno e la qualità delle imprese del nostro territorio». Lo ha detto Ilaria Bugetti, consigliera regionale Pd, in merito alla questione sollevata in questi giorni sulla stampa da alcuni imprenditori, tra cui Marco Ranaldo della Pointex di Campi Bisenzio, che hanno evidenziato come il sistema di acquisto dei dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, da parte della pubblica amministrazione favorisca gli importatori dall’estero a scapito dei produttori italiani. 

«Nel momento del bisogno, quello dell’emergenza Covid-19 nella sua fase più acuta, molte aziende del nostro territorio, come quelle del distretto tessile pratese e non solo, collaborando con prestigiosi centri di ricerca (CNR, Università e laboratori accreditati) per l’esecuzione dei test e lo sviluppo prodotto, si sono messe a disposizione con le loro competenze e i loro mezzi, riconvertendo la produzione per realizzare le mascherine, i camici e gli altri dispositivi di protezione di cui c’era necessità, garantendo elevati standard di qualità e dando un aiuto importante nella lotta al coronavirus – ricorda Bugetti –.

Adesso, passata l’emergenza e riprese quindi le normali procedure di acquisto dei beni da parte delle pubbliche amministrazioni, tramite bando, queste aziende, che hanno dimostrato grande flessibilità e competenza, rischiano di rimanere tagliate fuori dal circuito, a causa della concorrenza dei prodotti provenienti dall’estero.

Credo invece che sia giusto premiare il loro impegno e intraprendere un percorso, nella legittimità di quanto consentito e nel rispetto delle norme, per far sì che tra i criteri di scelta delle forniture si tenga in considerazione non solo il prezzo ma anche la tracciabilità, l’eticità e la qualità del lavoro.

Una qualità certificata da strutture pubbliche/private presenti sul territorio che convalidino le innovazioni di prodotto e la rispondenza alle normative, standardizzando il percorso fatto con le nostre imprese in regime di pandemia, tramite un progetto pubblico di certificazione che veda la Regione al centro.

È un iter lungo e difficile, che in parte coinvolge la Regione e in parte le regole nazionali – spiega Bugetti –, ma che può cambiare le cose e su cui bisogna lavorare, perché premiare la qualità dei prodotti e non solo il ribasso d’asta è una delle battaglie “storiche” che dobbiamo fare».