Il presidente Andrea Meoni: “Risolutezza e celerità da parte nostra nel risolvere il problema per tutelare sicurezza dei Volontari e immagine del Sodalizio”

La Pubblica Assistenza “L’Avvenire” Prato presenterà un esposto contro un giovane magrebino accusato dalla Polizia di essersi impossessato dell’identità di un giovane bolognese, fingendosi infermiere professionista, per essere inserito nell’organico dei Volontari dell’associazione di via San Jacopo. I fatti risalgono a circa due settimane fa, quando il giovane di origine magrebina, con accento emiliano, ha presentato la domanda al Sodalizio, dichiarando peraltro di essere un ex consigliere regionale Anpas in Emila Romagna. Documentazione che gli consente di essere inserito nell’organico come osservatore di primo livello. Il comportamento invadente e non di rado polemico del giovane lo pongono a più riprese, nell’arco di pochi giorni, in contrasto coi Militi. L’Associazione, parallelamente, insospettita da alcuni vulnus nella documentazione presentata, fa partire un’indagine interna, che porta all’individuazione del giovane bolognese, lui sì infermiere professionista, per il quale il magrebino è stato accusato di essersi spacciato.

Di qui la richiesta di intervento alla Polizia di Stato, che ha convocato alla sede centrale de L’Avvenire il giovane bolognese che ha subìto il furto di identità, contestualmente alla presenza del presunto usurpatore, che è stato successivamente identificato e posto in stato di fermo. Inoltre, ad un Volontario della Sezione de La Querce, dove il giovane magrebino si era recato come osservatore insieme ad altri volontari, ha subìto il furto di una carta di credito, che è stata utilizzata per acquisti online per un valore di 600 euro. Anche in questo caso è stata sporta denuncia ed è in corso un’indagine della Polizia. “Da parte nostra – dichiara Andrea Meoni, presidente della Pubblica Assistenza L’Avvenire Prato – teniamo a sottolineare che in pochi giorni cercato di risolvere il problema con celerità e risolutezza. Anzitutto per tutelare la sicurezza dei nostri Volontari e certamente per tutelare l’immagine de L’Avvenire, che non deve e non può essere lesa a causa di un furto di identità”.