• 22 Giugno 2021 15:31

Confesercenti Prato: “Bene la sicurezza ma occorrono sostegni per le attività interessate dalle nuove limitazioni”

“Occorrono adeguate forme di ristoro per i settori e le attività che saranno interessati dalle nuove limitazioni introdotte”

“Occorre che, fin da subito, si prevedano adeguati sostegni per le attività economiche e i pubblici esercizi che saranno interessati dalle limitazioni introdotte dal Decreto. In particolare per bar e ristoranti, ma anche per il commercio e per le attività di servizio alla persona più in generale, in relazione alle restrizioni previste: pensiamo ad esempio all’istituzione di un limite numerico di partecipanti alle cerimonie oppure il divieto di svolgere alcune attività sportive amatoriali, che disincentiveranno indirettamente gli acquisti dei beni e servizi collegati”. Interviene così Mauro Lassi, Presidente Confesercenti Prato, in merito al nuovo DPCM, e prosegue: “Le nuove restrizioni potrebbero avere un costo economico e sociale alto, mettendo in grande difficoltà le attività economiche e i pubblici esercizi, già molto provati da questo difficile periodo. Bar e ristoranti, così come tutte le attività economiche, hanno già dimostrato ampio senso di responsabilità. Non è limitando i pubblici esercizi o tramite le riduzioni orarie che si acquisisce maggior sicurezza. Un dato evidente e inequivocabile è che la riapertura delle attività economiche dopo i duri mesi di lockdown non ha coinciso con un aumento dei casi di Covid 19. Altre misure adottate in queste ore dal Governo vanno invece decisamente nella giusta direzione, pensiamo ad esempio al restringimento del periodo di quarantena e al tampone negativo unico per certificare la fine del periodo di contagiosità”.


Il Decreto raccomanda d’incentivare lo smart working, tuttavia questo secondo l’associazione di via Pomeria ha comportato una comprovata riduzione dei consumi presso bar e ristoranti e anche per altre attività commerciali, già appesantite da una minore capacità di spesa per molti consumatori dovuta all’incertezza economica e alla numerosa cassa integrazione. “L’ampliamento della platea degli utilizzatori di questa modalità di lavoro potrebbe avere importanti ricadute occupazionali – prosegue Lassi – e le nuove limitazioni devono quindi essere accompagnate da immediati interventi di sostegno. Le attività del commercio e della ristorazione sono già sottoposte a rigidi protocolli di sicurezza, che vengono rispettati. Occorrono sì controlli in merito al rispetto dei protocolli di sicurezza per coniugare la salute di chi lavora e dei clienti che è ovviamente la priorità ma bisogna provvedere anche alla tenuta del tessuto imprenditoriale. Abbassare la saracinesca alle 24 se non si effettua servizio al tavolo e alle 21 se si consuma solo al bancone non è la soluzione per contenere nuovi contagi”.  2 Allegato(i) (1.6 MB)

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