Abbiamo incontrato Mauro Vaiani, attualmente presidente del Comitato Libertà Toscana. Ci ha parlato della lista civica, ambientalista e autonomista, il Patto per la Toscana, che parteciperà alle elezioni regionali toscane, che ormai sono date per certe il prossimo 20-21 settembre 2020, ma anche di altro. Qui un resoconto del colloquio.

Cosa è il Patto per la Toscana?

Sarà una grande lista civica, ambientalista, autonomista, resa possibile dall’alleanza tra molte realtà, tra le quali il nostro Comitato Libertà Toscana, movimento politico per l’autogoverno della Toscana e di tutti i suoi territori. Abbiamo deciso di esserci, in questo momento di grave crisi, perché vogliamo indicare alle persone, alle comunità, ai territori, una speranza: una Toscana come il Trentino. Anche chi conosce poco le nostre antiche lotte civiche, ambientaliste e autonomiste, comprenderà questo messaggio. Anche tante persone umili, in difficoltà, che tornano a casa la sera stanche morte, che non arrivano a fine mese, che soffrono per la mancanza di servizi pubblici adeguati, che magari hanno una casa ma non hanno più i soldi per manutenerla, che hanno una attività – magari in proprio – e sono oppresse dalla burocrazia, che sono sole di fronte alla malattia e alla vecchiaia, possono capire questo messaggio di speranza, se, almeno una volta nella loro vita, hanno visto il Trentino o altre regioni alpine che si autogovernano con successo.

Cosa ha il Trentino che invece manca alla Toscana?

Dopo settant’anni di autogoverno, trattenendo le proprie risorse e i propri giovani, oltre che attraendo intelligenze e competenze, quella del Trentino è diventata una delle economie locali più forti d’Europa, capace di resistere alle crisi internazionali, come quella che stiamo vivendo con il coronavirus. Le istituzioni locali del Trentino sono oggi talmente robuste che anche la recente elezione di un governatore assolutamente inadeguato (il leghista Maurizio Fugatti, ndr), non comporta eccessivi problemi. Non è successo in un giorno, ci sono voluti decenni. Il Trentino era povero come la Basilicata, settanta anni fa. Ci furono delle scelte sagge, da parte dei padri costituenti della Repubblica delle Autonomie, e oggi quelle scelte di allora si mostrano ancora più valide nella crisi della globalizzazione. Quella è la direzione in cui andare. I grandi stati centralisti e autoritari sono violenti e oppressivi, inquinano e uccidono. Le repubbliche che funzionano, che proteggono le persone umane e i propri territori, sono quelle piccole. L’Europa deve smettere di ispirarsi alla Cina e guardare alla Svizzera. Proprio le grandi crisi globali, come la presente pandemia, mostrano l’importanza di avere governi locali forti, guidate da persone che conosciamo e che possiamo tirare per la giacca. Quella dell’autogoverno locale, di tutti, dappertutto, è la questione del secolo. Credo che tantissimi cittadini, stavolta, saranno d’accordo.

Il Patto per la Toscana candida presidente il consigliere regionale Roberto Salvini, ex Lega.

Roberto Salvini, consigliere uscente che si è ribellato alla prepotenza del suo partito neocentralista, è il perno della nostra alleanza civica, inclusiva e trasversale. E’ una persona che ha dimostrato chiarezza morale nel prendere le distanze dalle “ruspe” del centrodestra e dai “carri armati” del centrosinistra. Inoltre ci unisce a lui una assoluta dedizione al rafforzamento dell’economia locale, al chilometro zero, al lavoro locale, alla manutenzione e valorizzazione dei beni comuni e dei nostri territori. Aggiungo, perché mi riguarda personalmente, che il nostro Salvini ha preteso di avere con sé persone fortemente impegnate su tutte le libertà civili e in particolare sul versante del  rispetto delle persone omosessuali.

Il Salvini toscano, però, è diventato famoso per una presa di posizione infelice sul tema delle donne in vetrina.

Fu linciato mediaticamente, ma la realtà è che espresse una opinione antiproibizionista in materia di prostituzione, una posizione condivisa da almeno due terzi dei Toscani e, se posso dirlo, anche dalla maggior parte del nostro mondo civico, ambientalista, autonomista. I capi bigotti e reazionari della politica italiana possono provare a riempire la testa della gente con tutti i discorsi che vogliono, ma due terzi dei cittadini restano a favore della legalizzazione.

Vi hanno definito il “quinto polo”. Ma non bastavano gli altri quattro che già c’erano?

Siamo distinti e distanti dalle quattro forze che hanno dominato il parlamento toscano uscente, per via di questioni importanti e concrete. Centrosinistra e centrodestra, al di là delle parole e della propaganda, convergono sempre su scelte storicamente fallimentari, condannate in ogni sede, come il nuovo aeroporto di Firenze. Una follia, per un milione di Toscani che vivono e lavorano nella Piana, da Pistoia a Firenze.

Non si può dire lo stesso dei Cinque Stelle o degli ambientalisti a sinistra del PD.

I Cinque Stelle sono al governo da due anni. Cosa hanno fatto per la Toscana, o contro le grandi opere inutili, è sotto gli occhi di tutti e non spetta a noi giudicare il travaglio e la diaspora di quel mondo. A sinistra del PD ci sono troppi pregiudizi contro l’autonomismo, le piccole imprese, i cacciatori. In una città come Firenze, purtroppo, quel mondo è stato, a nostro modesto parere, troppo subalterno alle scelte sbagliate fatte sulla tramvia.

Insomma, avete preferito la lista trasversale.

Sì, è ancora il momento di convincere cittadini di sinistra, centro e destra a ribellarsi a politici che sono al potere da un quarto di secolo, che si sono alternati al potere senza risolvere nulla, che tradiscono la Costituzione e soffocano le autonomie. Noi ci siamo uniti attorno a un documento politico (che si può leggere qui), che sta unendo attivisti di liste civiche, comitati ambientalisti, movimenti autonomisti, ma anche persone che hanno una storia socialista, democratico-cristiana, liberale. Siamo una lista anticentralista e antipartitocratica, ma senza “vaffa”. Basta con l’antipolitica. E’ tempo invece di recuperare i valori dei grandi partiti popolari, perché da quando quei valori sono stati smarriti, la condizione della gente non è certo migliorata, prendiamone atto. Dappertutto dominano solo tecnocrati ed elite finanziarie che disprezzano le persone e l’ambiente.

Siete molto radicali, nel vostro documento base, sulla gestione pubblica e locale dei servizi pubblici.

I servizi pubblici sono un bene comune e una fonte di lavoro locale sicuro e buono. Avere aziende pubbliche locali che si occupano di trasporti, energie rinnovabili, acqua pulita, riciclaggio rifiuti, reti e telecomunicazioni, è fondamentale, per non spopolare e impoverire la Toscana. Le esternalizzazioni e le privatizzazioni fatte dalle sinistre, dalle destre, dai “tecnici”, sono state tutte un fallimento. La legislazione comunitaria e nazionale ci consente ancora di creare aziende pubbliche locali serie, per custodire servizi vitali, trattenendo risorse e competente sul nostro territorio, facendo le cose bene e pagando bene la nostra gente. Oggi qualcuno ci deride, ma in tutta Europa si fa così e presto ci copieranno anche su questo. Cose come la privatizzazione di ATAF, o le esternalizzazioni in sanità, o la svendita delle centrali del latte, o l’affidamento a capitalisti stranieri di porti ed aeroporti, fra pochi mesi – non fra pochi anni – saranno considerate da tutti come stupidaggini. I politici che hanno perpetrato questi misfatti se ne vergogneranno.

Lei è personalmente molto duro anche nei confronti del 5G.

Io personalmente, da vecchio lavoratore dell’informatica e delle telecomunicazioni, mi pongo seriamente il problema di dare a tutti connettività senza aumentare sconsideratamente l’inquinamento elettromagnetico. Mi pare di essere in buona compagnia, su questo, insieme a studiosi, tecnici e amministratori di tutto il mondo e di ogni parte politica. Solo un eccesso di provincialismo impedisce, per esempio al Comune di Prato, di fare un po’ di autocritica su questo. Deve essere chiaro che in questa campagna elettorale, insieme a gran parte del Patto della Toscana e sicuramente insieme a tutto il Comitato Libertà Toscana, chiederemo la moratoria del 5G per motivi strettamente politici: non vogliamo dare ulteriore potere sulle telecomunicazioni a poche aziende private, che usano brevetti stranieri e che intendono colonizzare il territorio con nuove selve di antenne. NON CI STIAMO. Prima l’intero mondo delle reti deve tornare in mano ad aziende pubbliche locali, sotto il controllo della sanità pubblica, con l’uso di tecnologie “open source”, sotto la sorveglianza di tecnici ed esperti locali, con costi contenuti che consentano di dare un servizio pubblico universale, senza aumentare l’inquinamento elettromagnetico.

Quali sono le parole chiave della vostra campagna elettorale?

Salute, ambiente, lavoro locale, solidarietà, autonomia. Tutte declinate attraverso la prossimità: ciascuna persona toscana deve avere nel proprio rione, quartiere, frazione e paesino un centro civico, un ambulatorio pubblico, un asilo nido, una scuola elementare, un bosco o un giardino pubblico, una squadra di polizia locale, un punto di riferimento per ogni aspetto burocratico e pratico, dalla gestione di ogni adempimento fino alla custodia del verde e alla raccolta dei rifiuti da destinare al riciclaggio. Sono i temi che a Firenze abbiamo chiamato la “Rivoluzione Rionale”, mentre nel resto della Toscana li proponiamo come “Rivoluzione Paesana”. Qualcuno, spero, ricorderà che anche a Prato, il mio mondo civico parla di frazioni e di prossimità da trent’anni, dai tempi delle prime liste verdi e di Insieme per Prato. I comuni sono centrali in questa riscoperta della prossimità e in particolare i piccoli comuni, che di conseguenza vanno difesi dagli accorpamenti forzosi. Gli uffici regionali, provinciali, ma anche i palazzi centrali dei grandi comuni devono essere ridimensionati e il personale ridistribuito verso i centri civici, al servizio delle comunità, delle piccole imprese, delle famiglie.

Molto ambizioso, ma come troverete le risorse?

E’ sbagliato sostenere che distribuire persone a lavorare in tanti centri civici di prossimità costi di più che tenerle concentrate in pochi palazzi del potere. In generale è sbagliato pensare che fare le cose meglio costi di più che farle male. Poi, sicuramente, nel bilancio regionale ci sono tante spese improduttive da ridurre. Noi crediamo anche che sia finita, in Europa, l’idea dell’austerità forzata. Le regioni e i comuni devono trattenere sul proprio territorio molte più risorse di quelle che il centralismo lascia oggi.

Siete anche critici della Eurozona?

Vorrei vedere! Chi non fosse critico dell’attuale stato della Eurozona sarebbe semplicemente fuori dal tempo e dalla storia. Nel c.d. “mercato unico” è in corso un drammatico processo in cui alcune grandi capitali economiche, finanziarie e industriali, che erano storicamente forti, si stanno arricchendo sempre di più, mentre tutto il resto, in particolare intere regioni del sud Europa, ma anche regioni periferiche e marginali della Francia e della stessa Germania, si stanno impoverendo e spopolando. Si sta riproducendo a livello continentale lo stesso circolo vizioso che, dopo l’unificazione italiana, ha fatto prosperare Torino, Milano e pochi altri centri, mentre l’intero centrosud e le isole, perdevano sia abitanti che risorse e capacità. Questo circolo vizioso, che andrebbe chiamato con il suo vero nome, cioè “colonialismo interno”, va fermato. Non c’è altro modo, se non quello di promuovere fortissime autonomie locali che proteggano le proprie economie locali. In questa prospettiva, Comitato Libertà Toscana, insieme a tutte le componenti del Patto per la Toscana, ha avviato il dibattito sulle monete locali complementari, che sono uno strumento indispensabile per rafforzare le economie locali e per gestire grandi operazioni di sviluppo equo e solidale locale. In questa prospettiva, la nostra lista unitaria accoglierà molti critici della Eurozona e dell’Europa così come sono oggi, così come a molti altri ribelli contro lo status quo. Non saremo d’accordo su tutto, ma daremo voce a molti che non hanno voce. La vita politica toscana ha bisogno di molte più voci critiche di quelle a cui si è dato spazio finora e non solo in materia economica.

Cosa manca alla Toscana, per essere più plurale, culturalmente e politicamente più viva, secondo lei.

Chiedo scusa per la piccola presunzione, ma siamo carenti di ciò in cui ho sempre creduto io: un dialogo più profondo tra credenti, non credenti, diversamente credenti; una capacità di accettare la diversità e di ascoltare anche i portatori di un pensiero divergente; istituzioni democratiche locali e comuni in cui ritrovarsi tutti, indipendentemente dalle proprie convinzioni e diversa origine sociale e culturale; meno dipendenza da poteri estranei, alti e lontani. Ho sempre sognato una Toscana più anarchica, più ribelle, più anticonformista. Semplicemente più toscana, vorrei dire. Intendo continuare a sognare.

Lei dove si impegnerà?

Sono cresciuto a Prato, ho vissuto e studiato a Pisa per quasi quindici anni, ho lavorato tanto a Firenze e in altre parti della Toscana. Farò la mia piccola parte, come ho sempre fatto. I valori civici, ambientalisti e autonomisti che ho abbracciato tanti anni fa, quando ero solo un ragazzotto della gioventù cattolica, e che con il tempo ho maturato e approfondito, sono più attuali che mai.