Sulla legge elettorale dobbiamo guardare a due principi. di Filippo Boretti

Sulla legge elettorale dobbiamo guardare a due principi: costituzionalmente ineccepibile e al contempo che garantisca “rappresentatività”; mentre il fondamento della “governabilità” è da ricercare altrove, non nella legge elettorale.

Per la governabilità bisogna agire prima di tutto sulla “forma di governo” e può essere introdotta solo in due modi diversi: passando ad un sistema presidenziale (o semi-presidenziale) in cui, allora, l’esecutivo non dipende più dal parlamento oppure, restando in un sistema parlamentare, introducendo in Costituzione l’istituto della “sfiducia costruttiva”.

Una buona legge elettorale la può agevolare, ma non può essere scaricato sul sistema di voto la responsabilità dell’assenza di “governabilità”. Anzi, con una buona legge elettorale si può garantire – o meno – una sana “rappresentatività” del popolo.

Forse, fra “maggioritario” e “proporzionale” potrebbero non esserci differenze insuperabili se le forze politiche – e sociali – disegnassero una cornice dentro le quali muovere le ipotesi. Per questo è essenziale che i partiti si mettano d’accordo sui principi da salvaguardare, piuttosto che sparare ipotesi a casaccio.

Oggi, in Italia vogliamo puntare sui “partiti” o sulle “coalizioni”, ad esempio?

La risposta va trovata sapendo ricostruire il tessuto connettivo del Paese senza inciuci o manovre nel palazzo.

Qualora si optasse per una legge elettorale proporzionale (garantendo principalmente la rappresentatività), comunque, si potrebbe anche “costituzionalizzare” un (piccolo) premio di governabilità, in presenza di una coalizione che si presenta all’elettorato; introducendo o meno una piccolissima soglia di sbarramento (non più del 3-4%).

Qualora si optasse per una legge elettorale maggioritaria (che garantirebbe più la governabilità), solo la costituzione di collegi piccoli e di un doppio turno, favorirebbe la rappresentatività.

Infine, qualora si optasse per una legge elettorale all’italiana, né maggioritaria né proporzionale, quale ad esempio è il “mattarellum”, probabilmente solo collegi uninominali piccoli e una quota molta alta di proporzionale (30-40%), con collegi ampi e a base regionale, potrebbe garantire rappresentatività.

Di fatto, il problema nel Paese più sentito è la “rappresentatività”, ovvero la partecipazione del popolo alle scelte. L’uomo solo al comando non è desiderabile volendo far funzionare la democrazia quando le complessità delle domande cui siamo costantemente sottoposti come società non ammettono più risposte semplici e drammaticamente sbagliate.

In ultimo, attendendo la pronuncia della Corte Costituzionale del 24 gennaio p.v., dobbiamo ricordare che relativamente al Porcellum, il premio di maggioranza è stato dichiarato incostituzionale, mentre ci sono tre punti da chiarire con o senza Italicum: se possiamo “politicamente” accettare ancora le “multi candidature” ed i “capilista bloccati”.

Opinione personale: considero entrambi inaccettabili per quanto detto sulla “rappresentatività”.

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