Perché avevamo ragione ad aprire una pagina facebook chiamata “Pratesi per il NO”. di Filippo Boretti

Con gli amici Giacomo Fiaschi, Leonardo Lai e Mauro Vaiani, ad inizio agosto, ho dato vita ad una delle più emozionanti e stimolanti iniziative che si siano aperte su facebook ultimamente: la difesa della Costituzione contro una riforma la quale, se fosse passata, avrebbe consegnato la vita politica italiana ad un partito unico, occupando ogni spazio istituzionale e legittimando così un esecutivo senza più reale contraddittorio e contrappesi di valore.

Ci siamo subito impegnati nel merito, e tanti altri amici si sono subito affiancati, affiancandoci noi stessi al “Comitato del NO” di Prato (organizzato da Michele Giacco). Per non dimenticare nessuno, non faccio nomi ma, fra noi, annoverano decine di persone comuni, politici di varia appartenenza (destra, sinistra e centro), civici, persone del movimento 5 stelle; insomma, un “accozzaglia”pratese.

La pagina, nell’ultime quattro settimane prima del voto, ha avuto più di 16.000 interazioni fra commenti, visualizzazioni, like, condivisioni etc. ed ha fotografato la voglia di partecipare e di condividere l’amore per questa nostra Carta Costituzionale che nessuno di noi pensa essere una religione laica o un testo inemendabile. Tutti concordiamo nel vedere in essa un punto di unione fra le tante e mille diversità che attraversano questa nostra Italia, repubblicana, democratica e “parlamentare”, garantendo – non solo i valori – ma le modalità concrete della partecipazione alla vita civile, politica e istituzionale.

Ci siamo dati un obiettivo, se la riforma non fosse passata: la Costituzione, dovendo garantire tutti, si sarebbe dovuta modificare col consenso della maggior parte delle forze politiche e sociali del Paese, ed avremmo subito modificato il nome della pagina in “Pratesi per la Costituzione”; cosa che è avvenuto.

Il nostro NO, per chi ci ha seguito, così come è avvenuto a livello nazionale tramite l’intenso e capillare lavoro dei “Comitato per il NO” (Alessandro Pace presidente, Anna Falcone Vicepresidente), non è stato un “no” politico ma circostanziato sul metodo (con cui la riforma è stata approvata dal Parlamento) e nel merito stesso, ed ha sempre voluto aprire – in caso di nostra vittoria – ad una reale stagione costituente (che noi vivamente auspichiamo). Abbiamo creduto. perciò, e lo crediamo tutt’ora, che l’attuale classe politica – profondamente delegittimata da gran parte dell’elettorato – non sia in grado di riscrivere da sola la Carta Costituzionale, o parte di essa, ma che solo assieme alla società e alla cultura diffusa nel Paese questo possa avvenire per il bene di tutti.

Noi crediamo che l’Italia sia di fronte ad una drammatica scelta: aprirsi sempre più alla democrazia (reale in rapporto ai cittadini, partecipativa e federalista), riassumendo un ruolo “sovrano” con al centro la “sovranità popolare”, oppure abdicare ad altre forme di “governo”(plutocratiche) perdendo sempre più di sovranità.

Crediamo che la stagione referendaria, iniziata da Mario Segni col maggioritario, non sia mai stata tradotta realmente in quel rinnovamento dei partiti e delle istituzioni, tanto da rendere oggi più interessante per il Paese – alla prova e all’evidenza dei fatti – una sana rappresentazione reale (nelle istituzioni) delle diversità sociali e politiche.

Senza farci illusioni, crediamo che la “riforma” della Carta non possa passare altro che da una vera “Assemblea Costituente” eletta con legge proporzionale, posto il meritorio impegno profuso, nella campagna referendaria appena conclusasi, da tante realtà eterogenee fra loro.

Le crisi non si superano affidandosi a pochi, ma richiamando le energie dei molti, valorizzando gli istituti democratici e, dunque, la stessa Carta Costituzionale che, seppur ammette di essere “riformata”, lo richiede, per il bene di tutti, tramite una partecipazione corale ed attiva della cittadinanza.

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