IL CRIMINALE, L’INQUIETO E L’AGNOSTICO. di Salvo Ardita

Si, sono i tre personaggi maggioritari, che non vivono nel presepio natalizio ma in quello che caratterizza la nostra società nelle fasi che la vedono protagonista nella relazione con il crimine, proprio loro: il criminale, l’inquieto e l’agnostico.

Lo scontro di queste ore fra Luigi De Magistris (sindaco di Napoli) e Roberto Saviano (scrittore di libri sulla camorra) è emblematico per la dimostrazione della presenza e della crescita dei soggetti ora menzionati, ma se dovessimo ridurre a Napoli tali argomentazioni commetteremmo un grandissimo errore e in seguito vedremo perché.

Io stimo ambedue i personaggi, lo dico subito a scanso di equivoci, e poiché sono abituato a dire e scrivere ciò che penso lo dirò anche stavolta.

De Magistris ha sbagliato, non doveva attaccare Saviano dopo l’ennesimo episodio di violenza commesso a Napoli da quelle organizzazioni criminali, ha commesso un enorme errore sotto il profilo culturale e politico che troverà consenso anche nei suoi antagonisti ma che rischia di ridurre nel tempo, rendendolo marginale, lo spessore e l’affilatura della spada che sarà usata contro le mafie.

D’altro canto anche Saviano ha sbagliato a radicalizzare i suoi concetti senza offrire spazio alla nuova luce della città!

I fatti: una bambina viene colpita da un proiettile vagante sparato da camorristi e diretto a dei venditori ambulanti senegalesi che non volevano pagare il pizzo.  Il fatto grave è emblematico e il segnale della camorra è altresì chiaro: “qui le tasse le riscuotiamo noi e non lo Stato e se poi sei abusivo ancora meglio!”

Le dichiarazioni dell’ora dopo di Saviano, che sostanzialmente rispondeva al sindaco che, a fronte dei fatti di cronaca, parlava delle cose belle di Napoli e della sua rinascita, fanno scattare l’ora X fra i due.

Saviano «Nessuno mette in dubbio che Napoli sia meravigliosa. Quello che è sbagliato è scappare in un immaginario falso di una città rinata, di risorse rinnovate che invece sono inesistenti. A un certo punto si preferisce invitare le persone a parlare solo delle cose belle. Che ci sono sempre state anche nei periodi più bui. Ma chiederci di non guardare le ferite, per puntare gli occhi al cielo, è omertà».

Dal canto suo, De Magistris, ritiene l’atteggiamento perpetuo di Saviano come quello di un vero produttore economico in grado di fallire se si riduce il consumo del prodotto di cui parla << tu auspichi l’invincibilità della camorra per non perdere il ruolo che ti hanno, e ti sei, costruito, per accumulare tanti denari…. vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte. Che tristezza. Non voglio crederci. Voglio ancora pensare che, in fondo, non conosci Napoli, forse non l’hai mai conosciuta, mi sembra evidente che non la ami. La giudichi, la detesti tanto, ma davvero non la conosci». Ambedue dichiarazioni estrapolate da “La Nazione del 7/7/2017.

Questo tipo di  acide accuse fra personaggi pubblici, ciascuno dei quali si trova a difendere con cecità  il proprio operato, sebbene ambedue schierati a favore della rinascita della società, determinano  convinzioni emozionali fra i cittadini che, causa forza di inerzia, alcuni acquistano potenza mafiosa perché indicati quali invincibili,  altri accumulano   inquietudine così da non sapersi schierare ma pronti anche ad andare con i primi per raggiungere un supposto diritto e altri ancora  che pur conoscendo i termini della questione e la realtà dei fatti, preferiscono non esprimere un giudizio in quanto non conoscitori  della risposta certa al tema sul contrasto alle mafie.

Eccoli qui: il criminale, l’inquieto e l’agnostico, tre splendidi personaggi, di cui la società è colma!

Questo atteggiamento lo si riscontra anche a Prato, una città che non ha nulla da invidiare sul fronte della criminalità di vario genere. (Si pensi soltanto alle quotidiane imprese delle bande cinesi, del Fu Jiang e Zhejiang, che con la loro condotta estorsiva mutilano gli elementari diritti dei loro connazionali). Ma di ciò non si parla, primo perché è in uso questa fastidiosa locuzione “tanto…lo fanno fra loro”, senza rendersi conto che chi delinque lo fa per il controllo del territorio, quel territorio “di proprietà” e frequentato da tanta gente per bene e attenzionato dallo Stato con un atteggiamento di superficiale routine come quello utilizzato recentemente a Milano e Scampia con l’invio di militari che nulla possono fare per sedare questo increscioso fenomeno.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/19/milano-vertice-sulla-sicurezza-alfano-sala-ministro-interno-manderemo-altri-150-militari-e-stop-arrivo-migranti/3204251/

http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/emergenza_criminalit_napoli_alfano_arrivano_citt_250_militari-1552886.html

Ciascuno può rendersi conto da sé delle inutilità di certe prese di posizione che hanno costi esosi per lo Stato.

Rimangono quindi a combattere questo stato di cose le sole forze dell’ordine lasciate allo sbaraglio da olitici, talvolta incompetenti e talvolta collusi come le cronache giudiziarie fino ad ora hanno ampiamente dimostrato.

Per il resto soltanto dibattitti a distanza e battute opportunistiche perché nulla cambi!

Il sindaco e qualsiasi eletto locale sono le prime persone che dovrebbero occuparsi della serenità dei cittadini oggi minacciati quotidianamente dal crimine e messi all’angolo perché privati del diritto fondamentale: la libertà!

Politici assenti e che anzi, una volta eletti scansano questo tipo di problema demandando allo Stato, come se fosse un ente trascendentale del quale essi non farebbero parte. Certamente è meglio non parlarne delle mafie, non è un argomento che porta crediti. Meglio parlare d’altro….

Tutto ciò, purtroppo avviene nella indifferenza dei soliti cittadini che si lamentano soltanto all’ora di cena davanti la tv per poi lasciare che il giorno dopo possa scorrere come quello di prima lasciando così i propri commenti al vento della delega offerta al politico di turno spesso scelto sulla base delle aderenze, lobby o amicizie varie nate e consolidate nei vari salotti cittadini.

La risposta di Paolo Borsellino ad uno studente che gli chiedeva se si sentiva protetto dallo Stato è emblematica: “No, io non mi sento protetto dallo Stato perché quando la lotta alla mafia viene delegata solo alla magistratura e alle forze dell’ordine, non si incide sulle cause di questo fenomeno criminale”.

E infatti, in circostanze ancora tutte da chiarire, egli, insieme a fedeli poliziotti, fu ucciso dalla mafia siciliana.

Sarebbe ardua impresa aggiungere altro.

Anche domani è un altro giorno, chissà se il criminale, l’inquieto e l’agnostico avranno posto nello stesso palcoscenico di oggi!

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